2005 – Buongiorno mondo

_

La convivenza si coltiva sin da piccoli

Contatto. Di mani, visi, corpi, parole. Ognuno, in giro per il mondo, ha il suo modo speciale di “entrare in contatto” con gli altri.

Chi vuole comunicare con la gente che incontra sa che il saluto, comune a tutti i popoli, è il primo vero contatto. C’è chi si inchina in segno di gratitudine, chi si sfiora i piedi con le mani, chi considera la stretta di mano un balsamo per il cuore, chi si bacia e si abbraccia calorosamente, chi si scambia senza fine elogi e benedizioni, chi si accontenta di una mezza parola.

Ma a gesti o a parole, in tutte le culture e le etnie e in ogni luogo della terra, il saluto è sempre segno di benvenuto, di buon augurio, di accoglienza e soprattutto di pace.

Mese per mese, ecco dodici modi di salutarsi e di augurarsi la pace, utili a chi avrà la fortuna di visitare i Paesi raccontati ma anche a chi, senza muoversi, accoglie o vede ogni giorno il mondo “sfilare” sotto le finestre di casa.

E inoltre.

Per gli aborigeni Anangu dell’Uluru (Ayers Rock, Australia) la mano si stringe in modo delicato.

Naso contro naso è lo hongi, il saluto maori.

In Giappone l’inchino è d’obbligo in ogni incontro.

Una stretta di mano vigorosa e un bacio, anche se ci si vede per la prima volta, in Perú.

Per i Bambara salutarsi è fondamentale. E non solo in famiglia. Chi non si saluta, sul bus, nei negozi. è un asociale ed è guardato male. Un buon saluto può durare anche dieci minuti, perché bisogna chiedere notizie di tutti i familiari e mandar loro benedizioni.

Per gli Ewé del Togo la parola e il saluto sono sacri. Parenti o estranei, ci si saluta a lungo.

In India le mani giunte simboleggiano i cinque sensi riuniti. Il capo reclinato è segno di umiltà.

In Marocco si stringe la mano e la si porta sul cuore in segno di affetto.

Pap Khouma, saggista
Irene Claudia Riccardi, giornalista

Il Calendario: un progetto di educazione interculturale

Il progetto “Buongiorno Mondo” è la proposta che Spazio Solidale ha elaborato per la realizzazione di percorsi di educazione interculturale presso la Scuola Elementare di via Monte Amiata dell’Istituto Comprensivo Curiel di Rozzano (MI) e la Scuola Media di Casarile dell’Istituto Comprensivo di Binasco (MI) nell’anno scolastico 2003-2004, avendo tra i suoi obiettivi la produzione del materiale utilizzato per la realizzazione della presente edizione del calendario “L’orologiaio matto”.

Tale lavoro ha visto la partecipazione attenta delle insegnanti e degli insegnanti che, con l’ausilio dell’équipe pedagogica di Spazio Solidale e dei mediatori e mediatrici culturali, hanno reperito materiali, individuato modalità di lavoro in classe, suggerito percorsi didattici.

Le illustrazioni e le descrizioni scaturiscono dal lavoro degli alunni e sono il frutto dell’interpretazione personale di ogni autore.

Il tema affrontato è quello delle formule augurali e dei saluti, formule elaborate nel corso del tempo, che riassumono in poche parole il significato che ogni popolo dà all’incontro e che testimoniano ciò che maggiormente ci si aspetta e si desidera dalla vita.

Scelta originale, rispetto alle edizioni precedenti, è stata quella di rappresentare le abitudini espresse dai “Popoli” anziché dalle “Nazioni”. Vogliamo così dare voce anche a chi una Nazione, uno Stato, non ce l’ha.

Il calendario del 2006, su cui stiamo già lavorando, tratterà della soluzione pacifica dei conflitti.

Il Calendario: un aiuto concreto

Per il 2005 continua la collaborazione con due organizzazioni non governative africane: Galkayo Education Center for Peace and Development (Centro per l’educazione alla pace e allo sviluppo) in Somalia e Giribambe in Rwanda. Con i proventi del calendario si è scelto di continuare a sostenere le due associazioni al fine di consolidare il coinvolgimento di Spazio Solidale nei due progetti e di sviluppare le relazioni tra le Associazioni e le persone coinvolte, approfondendo le conoscenze delle condizioni economiche, politiche, sociali dei Paesi dove si va a intervenire e dei meccanismi che penalizzano l’autosviluppo in un processo di globalizzazione che esclude la partecipazione e nega il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Progetto Dumar – Somalia

Il Centro di Galkayo da anni progetta e realizza interventi per l’educazione scolastica e la formazione professionale. Accanto ai corsi di istruzione di base e ai corsi di formazione, vengono sviluppati percorsi rivolti all’affermazione dei diritti delle donne e della consapevolezza di sé, insieme ad azioni per il sostegno e la promozione alla pace e ai diritti umani, e per favorire la partecipazione attiva ai processi politici. Attualmente il programma di istruzione è in fase di ampliamento nella città di Galkayo, in due cittadine limitrofe e in quattro villaggi.

Spazio Solidale affianca e sostiene il progetto con il proprio contributo che riguarda l’acquisto di materiale didattico e, in parte, la retribuzione delle insegnanti.

Progetto Giribambe – Rwanda

Il progetto prende nome dalla ONG, nata nel 1994 dopo il genocidio, che si prefigge di ricostruire il tessuto sociale attraverso l’avvio di progetti che producono reddito, sostegno economico a famiglie di vedove che hanno accolto bambini orfani, corsi di alfabetizzazione e professionali per ragazzi.

Il finanziamento all’organizzazione contribuisce alle spese di gestione logistica degli interventi, garantendo la continua presenza di personale qualificatato.

Chi volesse contribuire economicamente
alla realizzazione dei progetti può utilizzare:

– il c/c bancario 63534/96 presso la Banca di Credito Cooperativo (Filiale di Bussero), coordinate bancarie S 08453 32680, intestato a:

Associazione Spazio Solidale Onlus, C.F. 91538250159
via della Croce, 20 – 20060 Bussero (MI)

specificando sempre la causale:

Progetto Somalia e/o Progetto Rwanda
Per informazioni: tel. 0295039834
e-mail: info@www.spaziosolidale.comwww.spaziosolidale.com

Spazio Solidale è un’associazione Onlus legalmente riconosciuta, pertanto i contributi a essa devoluti sono deducibili o detraibili a livello fiscale come previsto dall’art. 10 del Decreto legislativo 460/97.