2006 – Litigi Abbracci / Abbracci Litigi

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Educare al conflitto per crescere in appartenenze aperte

Le culture presentano una natura implicita e subliminale che trova il suo humus nell’educazione infantile, quando è più facile plasmare a livello inconscio la personalità, renderla adatta e idonea all’appartenenza che si vuole ottenere. Come italiano potrei dire che per me un certo disordine è assolutamente tollerabile; che le regole le so applicare in maniera flessibile perché questo fa parte della mia natura culturale, della storia di qualsiasi infanzia italiana. L’arte d’arrangiarsi è connaturata all’essere italiano. Ma è anche per me chiaro che questo mio imprinting fa a cazzotti con altri stili culturali.
Il fatto di essere portatori di valori di tolleranza e di interculturalità non ci risparmia dal bisogno oggettivo di metterci nei panni altrui e di capire come uscire concretamente da un’appartenenza culturale che diventa minacciosa, che diventa ostilità e arroccamento.
L’educazione interculturale vuol dire in un certo senso educare a un modo nuovo di vivere la propria appartenenza culturale. Si tratta non di rinunciare alla propria cultura, ma di favorire un’appartenenza consapevole alla propria cultura, una capacità di riconoscerla come entità peculiare, particolare, distinta dalle altre. È l’inconsapevolezza della propria appartenenza culturale che crea l’elemento tirannico e assolutista di considerare la propria cultura come unica, come fondativa, come centrale e assoluta, che porta a fare le guerre preventive, le guerre umanitarie, le guerre per la democrazia, per ogni sorta di valore che comunque resta autocentrato e autoreferenziale nel contesto del confronto con gli altri mondi. Sia l’arroccamento culturale sia la smobilitazione rappresentano delle estremizzazioni che tendono a impedire l’incontro reale fra le culture, obiettivo costante di una ricerca che vada oltre i modelli unici.
Per fare questo ancora una volta viene in aiuto la dimensione del conflitto, diversa da quella della violenza: il conflitto come luogo in cui le culture stemperano questi loro aspetti di rigidità e questi loro aspetti di arroccamento per scoprire la differenza.

Il conflitto culturale è per antonomasia un conflitto sui significati.

Lo scoprire come uno stesso evento abbia significati diversi a seconda dei codici a cui l’evento fa riferimento è un momento maieutico straordinario: è il momento in cui viene rivelata la complessità dello stare al mondo, e quindi anche la sua ricchezza. Questo è un conflitto che dà sofferenza, perché crea ansia, a volte anche angoscia.
L’educazione interculturale diventa ancora di più un incontro, dove le difficoltà non si stemperano nella banalità dei buoni sentimenti, di una confidenza giocata sul dover essere, oppure su un’integrazione passiva basata su una forma di intolleranza terapeutica, dove l’altro, se non accetta i nostri codici, può finire con un’etichetta diagnostica di malattia che lo mette al di fuori della normalità sociale.

Daniele Novara
Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti

Abbracci-litigi. litigi-abbracci

I conflitti dei bambini possono sembrare banali agli adulti, possono anche sembrare comici o etichettati come capricci.
Tuttavia il conflitto è una costante della crescita, è una delle modalità con cui si conosce il mondo e si comunica con il mondo.
Da bambini le conoscenze e le esperienze sono a volte ancora insufficienti per adottare nei rapporti con l’altro modalità di confronto.
I conflitti dei bambini riguardano spesso le regole, le norme che bisogna rispettare per adattarsi all’esistente. Insieme vi sono i conflitti con le persone, i propri pari o gli adulti, per definire il proprio posto nel mondo. Attraverso i conflitti i bambini esercitano il potere su di sé e raggiungono la capacità di assumersi le proprie responsabilità.
Tutto ciò vale per chi ha sufficiente fortuna, nasce e cresce in un ambiente favorevole alla vita consapevole e partecipata.
Il conflitto pretende sempre un altro con il quale non andare d’accordo, litigare, magari farsi del male, fino alla guerra.
Ma con un altro “riconosciuto” si può anche discutere, confrontarsi, sentire opinioni diverse, cambiare opinione, patteggiare, magari fare la pace.
Il conflitto può anche non avere soluzioni immediate, a volte il tempo e lo spazio sono condizioni necessarie per una soluzione.
I conflitti tra bambini possono sembrare banali, anche i conflitti tra gli adulti possono esserlo: il posto nel parcheggio, la partita di calcio, “un lavoro da finire”. Lo svolgimento può essere feroce.
I motivi di conflitto tra gli adulti possono essere primordiali: l’acqua, il cibo, un posto dove stare, che sono stati probabilmente i più antichi conflitti tra umani e magari saranno quelli che segneranno la fine della specie.
Sempre più spesso nelle società umane cosiddette “evolute” l’origine e l’obiettivo dei conflitti è il potere, il potere che permette di avere le cose, la lotta per le cose che danno il potere, il potere sugli altri.
In questi anni si è sterilizzato il linguaggio del conflitto come a esorcizzarlo; si parla di concertazione, di governance, di valori condivisi: quali? da chi? tra chi? Quando si pretende di lottare per portare la libertà e/o la democrazia si deve solo “fare” o “finire un lavoro”. Invece la guerra, la degenerazione dei conflitti in scontro violento sotto forme diverse, è globalizzata.
Le sue vittime negate, i cosiddetti danni collaterali, non sono i più forti, gli esperti della guerra, i soldati appositamente addestrati; sono le numerose bambine e i molti bambini inconsapevoli coinvolti in conflitti non per crescere ma per morire.
I conflitti dei bambini possono sembrare banali, il nostro titolo può sembrare ingenuo, non sempre ai litigi succedono gli abbracci ma se accade siamo un po’ più contenti.

Silvano Verderio
Spazio Solidale

Il Calendario: un progetto di educazione interculturale

Spazio Solidale propone per l’undicesimo anno “L’orologiaio matto”, un calendario frutto di un percorso di educazione interculturale che coinvolge insegnanti e alunni nella sua realizzazione, e molte associazioni nella distribuzione e nella promozione presso varie realtà locali sia in Italia sia all’estero.
Il calendario “L’orologiaio matto” incominciò il suo cammino nel 1995, portando un messaggio di rispetto, riconoscimento di tutte le religioni e culture, ma soprattutto un messaggio di pace e di “stile” di vita aperto all’accoglienza e ai valori della solidarietà. Pensavamo che un consolidamento di questi valori avrebbe reso inutile nel tempo il nostro calendario. Purtroppo così non è stato. Il clima di intolleranza e ostilità è aumentato. Si fanno discorsi su civiltà superiori e inferiori, su diritti per pochi e non per tutti.
Nel suo cammino, il calendario è entrato nelle scuole, nelle case, è diventato uno strumento di lavoro per insegnanti, occasione di informazione e conoscenza, richiesto e atteso da persone singole, associazioni, scuole, comuni.

Il calendario di quest’anno “ABBRACCI-LITIGI. LITIGI-ABBRACCI” è parte di un progetto interculturale che viene sviluppato da educatori e bambini. Da sempre il calendario esprime elementi di interculturalità e riporta conoscenze, esperienze, emozioni di bambine/i in forma di disegno. Quest’anno sono pubblicate anche le parole, le espressioni verbali raccolte durante il lavoro che riguardava il conflitto agito e visto dai bambini.
Il lavoro si è svolto presso il Variopinto, un servizio comunale gestito dalla cooperativa Farsi Prossimo, luogo educativo extrascolastico aperto a tutti i bambini delle scuole primarie di Cernusco sul Naviglio (MI).

Aspetti metodologici nella realizzazione del progetto

I conflitti non sono una “cosa da nulla”; non è facile inoltre avviare un confronto su questo tema con dei bambini delle scuole elementari.
Abbiamo pensato allora di avvicinarci al discorso non in maniera nozionistica, o puramente esplorativa, ma volevamo che i più piccoli fossero protagonisti di un proprio percorso di conoscenza e di crescita.
Per fare questo abbiamo strutturato le attività in due momenti: un incontro di drammatizzazione e uno successivo di rielaborazione attraverso il disegno.
Durante la drammatizzazione veniva proposta ai bambini una situazione conflittuale vicina al loro vissuto. Erano invitati a prender parte attivamente alla scena, usando la possibilità di entrare in un ruolo per svelare i diversi sguardi di chi è nel conflitto. Al termine dell’attività veniva srotolato il “tappeto delle riflessioni”: spazio di confronto su quanto accaduto e di rilettura della propria quotidianità.
Il disegno permetteva poi, dopo alcuni giorni di decantazione, la ripresa dei contenuti emersi e la possibilità di rappresentare, con diverse modalità espressive, loro stessi in un conflitto.
Temi dei laboratori sono stati: il conflitto tra coetanei, quello con i grandi, il passaggio dal conflitto alla guerra e la possibilità di stare nel conflitto, magari imparando qualcosa in più su di sé, sull’altro, sulle relazioni che ci legano.
I disegni e le riflessioni riportate nei vari mesi sono parte di quanto emerso durante i laboratori, scaturiscono dal lavoro dei bambini e sono il frutto dell’interpretazione personale di ogni autore.

Il Calendario: come leggerlo

Le festività prese in esame con la presente edizione non esauriscono l’intero calendario di ogni paese, specialmente dove differenti religioni o culture sono da lungo tempo presenti. Le principali feste presentate sono riferite a cinque tra le più diffuse religioni, indicando, ove possibile, anche le confessioni che le festeggiano. Inoltre sono state evidenziate alcune feste civili che ricordano a tutto il mondo l’esistenza di un nucleo di diritti fondamentali, validi al di là di qualsiasi differenza culturale o religiosa. Ricordiamo che le date indicate e le modalità di celebrazione di alcune feste riportate in questo calendario possono variare da popolo a popolo e da paese a paese e che in alcune realtà si adottano calendari lunari, mentre la scansione del presente calendario si basa sull’anno solare in vigore in Italia. Per le confessioni Copta e Ortodossa, il calendario in uso è quello Giuliano, mentre le altre confessioni cristiane adottano il calendario Gregoriano.
Per quanto riguarda le festività musulmane, le date sono state desunte dall’elenco gentilmente fornito dal Centro Islamico di Milano. Ci permettiamo di ricordare, a quanti fossero interessati a tali festività, che è bene consultare il Centro Islamico di riferimento per la conferma dell’inizio di ogni singola ricorrenza. Per le date e le feste induiste, si deve tenere conto che nella sola India sono numerose le variazioni a livello regionale sia come nome della festività sia come data di celebrazione.

Il Calendario: un aiuto concreto

Per il 2005 continua la collaborazione con due organizzazioni non governative africane: Galkayo Education Center for Peace and Development (Centro per l’educazione alla pace e allo sviluppo) in Somalia e Giribambe in Rwanda. Con i proventi del calendario si è scelto di continuare a sostenere le due associazioni al fine di consolidare il coinvolgimento di Spazio Solidale nei due progetti e di sviluppare le relazioni tra le Associazioni e le persone coinvolte, approfondendo le conoscenze delle condizioni economiche, politiche, sociali dei Paesi dove si va a intervenire e dei meccanismi che penalizzano l’autosviluppo in un processo di globalizzazione che esclude la partecipazione e nega il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Progetto Dumar – Somalia

Il Centro di Galkayo da anni progetta e realizza interventi per l’educazione scolastica e la formazione professionale. Accanto ai corsi di istruzione di base e ai corsi di formazione, vengono sviluppati percorsi rivolti all’affermazione dei diritti delle donne e della consapevolezza di sé, insieme ad azioni per il sostegno e la promozione alla pace e ai diritti umani, e per favorire la partecipazione attiva ai processi politici. Attualmente il programma di istruzione è in fase di ampliamento nella città di Galkayo, in due cittadine limitrofe e in quattro villaggi.
Spazio Solidale affianca e sostiene il progetto con il proprio contributo che riguarda l’acquisto di materiale didattico e, in parte, la retribuzione delle insegnanti.

Progetto Giribambe – Rwanda

Il progetto prende nome dalla ONG, nata nel 1994 dopo il genocidio, che si prefigge di ricostruire il tessuto sociale attraverso l’avvio di progetti che producono reddito, sostegno economico a famiglie di vedove che hanno accolto bambini orfani, corsi di alfabetizzazione e professionali per ragazzi.
Il finanziamento all’organizzazione contribuisce alle spese di gestione logistica degli interventi, garantendo la continua presenza di personale qualificatato.

Chi volesse contribuire economicamente alla realizzazione dei progetti può utilizzare:
– il c/c bancario 000000063534 presso la Banca di Credito Cooperativo (Filiale di Bussero), coordinate bancarie S 08453 32680, intestato a:
Associazione Spazio Solidale Onlus, C.F. 91538250159
via della Croce, 20 – 20060 Bussero (MI)
specificando sempre la causale:
Progetto Somalia e/o Progetto Rwanda
Per informazioni: tel. 0295039834
e-mail: info@www.spaziosolidale.com – www.spaziosolidale.com

Spazio Solidale è un’associazione Onlus legalmente riconosciuta, pertanto i contributi a essa devoluti sono deducibili o detraibili a livello fiscale come previsto dall’art. 10 del Decreto legislativo 460/97.